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Il caso della 3G di Sulmona: trasferimenti che suonano come licenziamenti

«Parliamoci chiaro, lo puoi mascherare in tutti i modi, ma è un licenziamento a tutti gli effetti perché mi metti in una condizione che per me è inaccettabile». Valentina Di Bernardo, Rsu Fistel-Cisl, lo dice senza girarci intorno. Dai finestrini della sua macchina si vede ancora la neve sulle cime della Maiella, mentre ci accompagna verso gli uffici della 3G di Sulmona, una delle aziende della filiera dei call center. È qui che ogni giorno gestisce quello che nel gergo aziendale viene chiamato “documentale complesso”: reclami, pratiche, richieste dei clienti di luce e gas.

Lavoro che, insieme ad altri 162 colleghe e colleghi, da giugno potrà continuare a svolgere solo a 70km di distanza, a Pescara. Secondo quanto deciso dal colosso Accenture, l’azienda appaltatrice, la sede di Sulmona verrà chiusa e, come sottolinea Valentina, «il trasferimento non è negoziabile». «Il discorso è sempre lo stesso» – dice invece Daniele che lavora da 15 anni alle 3G di Sulmona insieme alla moglie, anche lei a rischio trasferimento. «Nel nostro settore, a causa dell’intelligenza artificiale, serve meno forza lavoro, ma non ci possono licenziare. Così camuffano tutto attraverso il trasferimento, mettendo la palla nelle nostre mani. Nessuno ti sta licenziando formalmente, ma ti stanno spingendo a dimetterti».

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Video di Paolo Di Falco

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