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Cannes, Huller: "Provo senso di colpa ogni giorno per la Seconda guerra mondiale"

"Fatherland" di Pawel Pawlikowski allo spettatore col culto di Thomas Mann e con la voglia di rivisitare la Germania spezzata, in macerie, della Guerra Fredda arriva dritto alle viscere e irrora mente e palato. È un esperienza immersiva – intellettuale e sensoriale – da brividi, anche se il termine immersive nel cinema è riservato alla realtà virtuale. Antefatti: l’autore de "La Montagna Incantata", Premio Nobel 1929, dal 1933 ha lasciato la Germania, ultima destinazione la California. Dal 1944 è cittadino americano. Dal 1940 è stato una delle voci più autorevoli della Bbc contro il nazismo. Solo a 74 anni, nel 1949, torna per la prima volta in Germania, per ricevere a Francoforte il Premio Goethe.

Il loro è un viaggio, da Francoforte, sotto occupazione americana, a Weimar, controllata dai sovietici, in un Paese in rovina dal quale erano fuggiti sedici anni prima. Un percorso nel quale Erika e Thomas Mann dovranno affrontare anche un terribile lutto personale. Erika, pur essendo sempre stata antinazista, sentiva il senso di colpa per ciò che aveva compiuto la Germania nazista:

"Ho anch'io quel senso di colpa - commenta l'attrice -. Lo provo ogni giorno e non mi annoio mai nel sentirlo, perché è necessario per poter agire nella maniera giusta". Huller non sapeva molto di Erika Mann prima che le offrissero il progetto "e non conosco nessuno vicino alla famiglia Mann - spiega l'attrice in conferenza stampa -. Ho avuto la fortuna di lavorare con Hanns Sichler, che è stata una fonte di informazioni molto generosa, ogni volta che ne ho avuto bisogno Quando avevo una domanda qualsiasi sul loro legame di solito chiedevo a lui. Il fatto che Erika scrivesse, recitasse e corresse in auto, erano cose molto importanti per me, come le lingue che parlava, il fatto che fosse davvero una cittadina del mondo. Aveva un legame molto profondo con suo padre, era capace di amare e dopo la morte del fratello ha lasciato tutto per stargli vicino e aiutarlo, mostrando il suo forte senso del dovere. Tutto questo è stato abbastanza per poter lavorare su di lei. Il resto, lo abbiamo costruito insieme a Pawel, in un rapporto di grande collaborazione".

Venendo al suo percorso di attrice, a chi le chiede se dopo un debutto così fortunato in un blockbuster hollywoodiano le piacerebbe anche fare il sequel, risponde sorridendo: "Non so cosa succederà nel futuro, ho trovato molte strade diverse e mi sento molto fortunata nel poter esplorare tutti questi differenti modi di lavorare". 

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