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La repressione in Iran, cadaveri fuori dal Centro di diagnostica forense di Kahrizak

Da giorni la notte non cala su Teheran. Il buio non è più buio in Iran: i manifestanti lo sfidano, proprio come fanno con l’autorità dell’ayatollah. Hanno fiamme, torce e telefonini, bandiere luminose della loro protesta che ha invaso le strade di 180 città e 31 province sciite. La censura avvolge la nazione, ma viene bucata, a gocce, da foto e video delle manifestazioni: arrivano da un paese blindato. Nelle immagini le stelle nei cieli iraniani non si vedono: si notano solo quelle a terra, quei puntini di luce che ostinati levano verso l’alto i ragazzi, rischiarando il buio di un paese in blackout. Zero internet, zero connessione telefonica. Difficile contare i morti dopo due settimane di proteste senza precedenti. Secondo l’ong norvegese Ihr, le vittime sono 200. Secondo l’americana Hrana oltre 530. Per l’intelligence israeliana più di mille. Per la fondazione del premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, che parla di «terribili sparatorie di massa» le vittime sarebbero «oltre duemila». Nei primi video che iniziano a trapelare, diffusi dall'Iran Human Rights Center si vedono decine di salme avvolte in sacchi neri nel distretto a sud di Teheran. Nelle immagini si sentono persone piangere mentre tentano di riconoscere i propri cari. L'ong ha raccolto anche la testimonianza dei familiari della studentessa Rubina Aminian, uccisa a 23 anni mentre manifestava, un proiettile l’ha raggiunta direttamente alla testa. «Non era solo mia figlia, ho visto centinaia di corpi con i miei occhi», ha raccontato la madre, costretta a cercare il corpo della figlia in mezzo a quello degli altri manifestanti uccisi. 
Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore dell’Iran Human Rights Center ha raccontato al New York Times che la sua organizzazione ha ricevuto segnalazioni da medici in Iran secondo cui gli ospedali stanno esaurendo le scorte di sangue e i pronto soccorso sono sovraffollati da pazienti gravi, spesso con ferite da arma da fuoco e da pallini agli occhi.

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