VideoMondoPapa Leone XIV pubblica la sua prima enciclica: "Magnifica Humanitas"
Due Pontefici, un'unica Chiesa universale. Un'ecclesia però non più al passo con i tempi, come per la "Rerum Novarum" di Leone XIII, ma anticipatrice delle incognite che travagliano l'umanità, scandagliate in maniera originale e innovativa Papa Leone XIV. Culturalmente e pragmaticamente americano, ma teologicamente agostiniano il Leone d'oggi, come lo chiamano confidenzialmente in Vaticano, fonde già nel nome dell'enciclica "Magnifica humanitas", elaborata dopo appena un anno di pontificato, l'autocoscienza teologicamente preconizzata dal Santo considerato il padre dell'interiorità, al salto nel futuro dell'intelligenza artificiale.
Un salto utile all'intera umanità e all'esclusivo servizio del benessere, della felicità e della libertà dell'uomo, specifica il Pontefice nell'enciclica che non demonizza la tecnologia, ma chiede di essere all'altezza della sfida della rivoluzione digitale e di porre al centro l'essere umano, i suoi diritti e la sua dignità. Quali i rischi, le insidie e i pericoli dell'intelligenza artificiale? Papa Leone li indica tutti uno per uno: è uno strumento non neutrale, dice in sostanza, che assume il volto di chi la produce, la finanzia, e sviluppa un'insieme di risorse e potenzialità che possono esercitare un enorme e incontrollato potere tecnologico.
Riconoscere e scongiurare questi rischi e pericoli, senza cedere alla tentazione del profitto e del controllo capillare, è fondamentale per non essere travolti da questa innovazione, per contenere il pericolo di una disumanizzazione, dell'imposizione di un pensiero unico, di forme di emarginazione e marginalità. "Soltanto con consapevolezza e la certezza della fiducia , insieme, possiamo discernere le grandi questioni del nostro tempo e quindi il futuro dell'umanità", ha dichiarato Leone XIV spiegando che l'enciclica nasce da un lungo processo di ascolto di scienziati, ingegneri, responsabili politici, educatori e persone colpite dagli effetti delle nuove tecnologie.
Fortissima preoccupazione è stata espressa dal Pontefice soprattutto per lo sviluppo di sistemi d'arma autonomi "praticamente al di là di ogni controllo umano" e per algoritmi che rischiano di condizionare accesso a sanità, lavoro e sicurezza sulla base di dati "viziati da pregiudizi e ingiustizie". Per Robert Farncis Prevost, l'intelligenza artificiale deve essere "disarmata", cioè sottratta a logiche di potere e subordinata al bene comune. "La parola é forte, lo so, ma é stata scelta deliberatamente", ha spiegato il Papa riferendosi al termine "disarmare", aggiungendo che "le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità". Con un forte richiamo sociale e geopolitico, il Pontefice collega il tema dell'IA alle nuove disuguaglianze globali, avvertendo che il futuro tecnologico non può essere costruito "per pochi privilegiati ma per l'intera famiglia umana".
Né oligarchie digitali, né tantomeno disumana supremazia militare, dunque. Oltre a rappresentare un monito ed un'epocale promemoria sul fatto che nessuna tecnologia può sostituire la carità, la solidarietà e il pensiero religioso, l'enciclica segna l'inizio della transizione della Chiesa dalla tradizione medievale rinascimentale ad una sorta di dimensione trascendentale multitasking, in grado di affrontare contemporaneamente la realtà sociale del secolo scorso e di rispondere alle esigenze delle generazioni Z e Millennials. Una Chiesa proiettata all'evangelizzazione e alla testimonianza della parola di Cristo negli insediamenti terrestri di un mondo senza più guerre sparsi nei pianeti dello spazio.
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