VideoItaliaPiantedosi: "Bologna? Non abbiamo timore di nulla"
«Le forze dell'ordine sono le istituzioni che tutte le indagini statistiche danno al primo posto nel gradimento degli italiani. Poi esiste questo pregiudizio per cui si inverte l'onere della prova», ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi a margine della presentazione delle bodycam di Fs security, a una domanda sull'odio preventivo verso le forze dell'ordine di cui hanno parlato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il vicepremier Matteo Salvini, in relazione alla morte di Abderrahim Fakir. «Non abbiamo timore di nulla», ha fatto sapere, aggiungendo che «tutti gli episodi che sono successi sono ampiamente documentati».
Chi si stringe intorno alla sua famiglia ribadisce la necessità di «accertare tutte le responsabilità delle persone coinvolte, evitando di scaricarle sui soli sanitari». Ad agire e a salire sul corpo di Fakir per contenerlo sono stati i due agenti della polizia di Stato, difesi dall’avvocato Gabriele Bordoni, legale dei militari condannati per l’omicidio Aldrovandi e di Gilberto Cavallini nel processo sulla strage di Bologna. Per pagare le spese legali è partita una raccolta fondi (mercoledì nelle prime ore del pomeriggio erano già stati raccolti 30mila euro) organizzata da alcuni poliziotti: adesso si apprende che i due agenti, che i pm hanno scudato iscrivendoli nel registro delle annotazioni preliminari, una volta giunti in via Italo Svevo avrebbero atteso una trentina di minuti prima di intervenire ed effettuare la manovra di contenimento.
Uno di loro avrebbe acceso la body cam privata per poi spegnerla una ventina di minuti dopo la morte di Fakir, di cui il sindacato di polizia Coisp nei giorni scorsi ha reso noti i precedenti penali. «Motivo per cui – dice Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Fakir – denunceremo il Coisp per diffamazione e rivelazione di segreto». Intanto è a sua volta l’Ordine degli avvocati del Marocco a presentare una denuncia alla procura di Bologna per la morte di Fakir. Ciò che si chiede all’Italia è di «avviare un’indagine indipendente, imparziale e approfondita». Un’indagine che, per lo scudo applicato e previsto dal decreto Sicurezza, dovrà concludersi in 120 giorni massimo.
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