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Venezia 83, la reunion degli Oasis arriva sul grande schermo

 

"La domanda che volevo porre è perché questa musica era lì da 16 anni e nessuno l'aveva venduta a nessuno. Perché le persone avevano un tale legame?". Parla Stephen Knight, sceneggiatore del documentario Oasis-Don't Look Back in Anger. Knight racconta che era un grande fan del gruppo. Ma, "da scrittore", "è il potere di quel tipo di poesia che mi interessa davvero", spiega. 

Si stenta a chiamare documentario il kolossal che ruba il titolo alla canzone, in anteprima alla Mostra – fuori concorso – e nelle nostre sale dal 10 settembre. Prodotto da Magna Studios e Sony Music Vision, Oasis-Don’t look back in anger arriverà anche in piattaforma, su Disney+, entro la fine dell’anno.

Il documentario porta dentro il tour mondiale dei Gallagher, “Oasis Live ‘25”, ma soprattutto dentro la cerimonia degli affetti ritrovati tra due fratelli in rotta dal 28 agosto 2009.

Un addio radicale che si consuma sul palco, a Parigi. Noel e Liam non si parleranno per quindici anni. Il film è la storia di una reunion che ha un terzo soggetto, non meno protagonista dei musicisti: il loro pubblico. Le cineprese impiegate sono come lo sguardo di Dio: ubique, in sala prove, sul palco e nel backstage, in mezzo alla gente e fuori, per strada. Steven Knight sceneggiatore e Dylan Southern più Will Lovelace registi, tutti pluripremiati, hanno reclutato direttori della fotografia al posto degli ordinari operatori di macchina. La crème. È come il Taj Mahal dei documentari, una piramide dedicata al rock, mai vista prima e forse irripetibile per tecnica e costi.

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