VideoMondoIl raid in Iraq di Stati Uniti e Arabia Saudita contro le milizie filo-iraniane
Baghdad respinge le accuse sul coinvolgimento del territorio iracheno negli attacchi iraniani nella regione del Golfo e promette di impedire nuove violazioni della propria sovranità. Il portavoce dell’esercito, Sabah al-Numan, ha assicurato che non esistono prove del lancio di raid dal Paese, attribuiti alle Forze di mobilitazione popolare, le milizie inquadrate nell’apparato statale e legate in parte a Teheran. «Il governo non tollererà azioni individuali dall’interno e non accetterà violazioni dei confini dall’esterno», ha dichiarato.
Le Pmf sono state colpite mercoledì da una rappresaglia statunitense e saudita che avrebbe provocato oltre 25 morti. Tra le vittime c'è anche Mohammed Khaled al Ayashi, comandante degli Houthi yemeniti, la cui presenza in Iraq rappresenta una rara conferma dei rapporti operativi tra Ansar Allah e le formazioni filoiraniane irachene. Secondo Al Arabiya, con lui sarebbero morti anche quattro consiglieri dei Pasdaran.
Intanto il leader sciita Moqtada al Sadr ha attaccato le «milizie sfacciate», accusandole di trascinare il Paese nel conflitto regionale mentre «i loro capi si godono sicurezza, agi e affari». Al Sadr ha chiesto che tutte le armi tornino sotto il controllo dello Stato e che nessuna fazione possa decidere autonomamente di entrare in guerra. Cresce la tensione nell'area con il conflitto tra Iran e Stati Uniti che ha superato oramai la durata dei sei mesi.