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Mondiali 2026, la nazionale iraniana in ritiro in Turchia

La nazionale di calcio dell'Iran è arrivata in Turchia per un ritiro in preparazione ai Mondiali di questa estate negli Stati Uniti, Canada e Messico e per completare le pratiche per il visto. I 22 giocatori e lo staff tecnico della delegazione sono atterrati ad Antalya per raggiungere il ritiro dove poi attenderanno di partire per la sede operativa di Tucson, in Arizona.

L'Iran, secondo il programma ufficiale della Coppa del mondo Fifa, dovrebbe giocare le tre le partite del girone (contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto) negli Stati Uniti, due a Los Angeles e una a Seattle. Resta l'incertezza legata al conflitto tra l'Iran, gli Usa e Israele, al momento in fase di tregua ma con lo stallo nei negoziati, e ancora va chiarita la questione dei visti, per la quale si sta muovendo anche la Fifa. La squadra spera di giocare due amichevoli ad Antalya, tra cui una contro il Gambia il 29 maggio, ma si sta lavorando per organizzare una seconda partita. 

Questo weekend l'intesa tra Teheran e Fifa per garantire la presenza della nazionale iraniana ai Mondiali sembrava vicinissima. I rappresentanti della federazione iraniana e quelli della federazione internazionale si sono incontrati in campo neutro ad Ankara: "un incontro costruttivo", lo ha definito il segretario generale della Fifa, Mattias Grafstrom, che ha voluto gestire personalmente il dossier. Giudizio positivo, quindi, confermato per la prima volta anche da un 'falco' come il numero 1 della Federcalcio di Teheran, Mehdi Taj. Il clima sembrava essersi finalmente rasserenato, dopo gli scontri degli ultimi mesi: la Fifa ha rassicurato che gli Usa non porranno problemi sui visti; l'Iran ha finalmente aperto all'ipotesi di giocare negli States; e soprattutto la squadra ha avuto l'input di volare in Turchia per rifinire la preparazione e svolgere in loco le procedure per i visti.

"I giocatori completeranno all'estero le domande di visto", ha confermato l'allenatore Amir Ghalenoei. Per i calciatori è, infatti, impossibile allenarsi in patria vista la non remota ipotesi di bombardamenti da parte di Usa ed Israele. Il problema dei visti, peraltro, riguarderebbe non tanto i giocatori quanto lo staff che dovrebbe accompagnare i calciatori al Mondiale. Alcuni di loro, secondo fonti statunitensi, potrebbero avere legami con i Pasdaran che sono considerato un'organizzazione terroristica e, quindi, essere respinti alla frontiera. Ma su questo punto la Fifa avrebbe garantito un intervento risolutore.  Eppure, l'esplosione di tre droni sugli Emirati Arabi ha rimesso tutto in discussione. 

 

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