VideoItaliaTajani: «Non ci sono ancora accuse formali per i due italiani bloccati in Libia»
«Stiamo seguendo minuto l'evolversi della situazione con il nostro Console a Bengasi e la seguiamo anche da Roma. Lavoriamo perché possano essere stati liberati il prima possibile. Si tratta di una situazione delicata perché non ci sono solo italiani tra gli arrestati. Ma anche persone anche di altre nazionalità». Così il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, a margine del Business Forum Italia-Norvegia, risponde alle domande dei cronisti sulla situazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia bloccati nell'est della Libia, nell’area di Sirte, da due settimane. Facevano parte del land convoy della Global Sumud Flotilla che da metà dello scorso maggio aveva iniziato il suo cammino verso Gaza via terra, con l'obiettivo di raggiungere la Striscia per portare aiuti umanitari. Secondo l'organizzazione, Centrone e Alberizia, insieme ad altri 8 attivisti, facevano parte della delegazione che avrebbe dovuto negoziare le condizioni per attraversare l'area del Paese governata dalle autorità della Libia orientale legate a Khalifa Haftar: «Ancora non c'è un accusa formalizzata», ha detto ancora Tajani prima di parlare della situazione in Medio Oriente e di motivare anche la mancata partecipazione dell’Italia al vertice dei Volenterosi sull'Ucraina a Londra. Come ha spiegato il vicepremier l'Italia continua a sostenere l'Ucraina: «Continuiamo a fare la nostra parte e saremo parte importante anche per la costruzione della Pace. Non è facile ma ci saremo, sia a livello europeo che come Paese».