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A Roma il corteo in memoria di Valerio Verbano

“Dire che Valerio Verbano vive non è un esercizio di memoria rituale, ma l’assunzione di una responsabilità concreta nel presente. È una scelta di campo necessaria in un’Italia segnata da una preoccupante deriva autoritaria”. Così Giovanni Barbera, segretario della Federazione romana e membro della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista, ha parlato in vista del presidio di sabato 21 febbraio organizzato dai movimenti.

“Oggi assistiamo al restringimento degli spazi di dissenso e a tentativi sistematici di riscrivere la storia, cercando di equiparare vittime e carnefici,” prosegue Barbera. “Ricordare Valerio Verbano, assassinato nel 1980 mentre indagava sui legami tra estrema destra e trame nere, è un atto politico. Quella stessa vigilanza democratica è indispensabile oggi contro chi tenta di normalizzare il fascismo e riportare indietro l’orologio della storia”.

Secondo l’esponente di PRC, la memoria non deve essere una pratica celebrativa ma una pratica di libertà: “L'antifascismo vive nelle lotte contro le disuguaglianze, contro la repressione sociale e contro la cultura della guerra. Vive in chi rifiuta la precarietà e la paura come unico destino possibile”. “Siamo in piazza per ribadire che l’antifascismo è l’unico vero antidoto all’autoritarismo e il fondamento di ogni democrazia reale. Valerio vive ogni volta che qualcuno sceglie di non voltarsi dall’altra parte”. 

 

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