VideoMondoRamadan a Gaza, gli sfollati spezzano il digiuno tra le tende
Per il terzo Ramadan di fila a Gaza non c’è pace. Lo scorso anno Israele aveva interrotto la tregua il 18 marzo in maniera unilaterale, nel pieno del mese sacro di digiuno per i musulmani, e aveva anche bloccato l’ingresso di tutti i camion carichi di aiuti umanitari.
Da quel giorno è iniziato un lungo assedio nella Striscia che ha lasciato circa due milioni di persone senza viveri e in balia dei raid aerei.
Per quest’anno, invece, la tregua è ancora in vigore, nonostante le sue violazioni siano all’ordine del giorno: i gazawi continuano a vivere in condizioni umanitarie pessime. Mentre a Washington i capi di stato e di governo si ritroveranno insieme per la prima riunione del Board of Peace – l’organo presieduto da Donald Trump che si occuperà della governance di Gaza – nella Striscia quasi due milioni di palestinesi celebreranno il primo giorno di Ramadan, il 19 febbraio, al freddo e senza un rifugio sicuro.
Per i musulmani, questo mese è un momento familiare e comunitario in cui si cena insieme al tramonto per interrompere il digiuno e si festeggia fino a notte fonda. A Gaza questo misto di convivialità, cultura, cibo e tradizioni non esiste più. Non c’è neanche spazio per le luci e gli addobbi che vengono appesi sopra le macerie.
«Si tratta di sopravvivere con quello che possiamo permetterci», dice Abdel Raouf nella testimonianza raccolta dal World Food Programme. Anche quest’anno l’organizzazione distribuirà pasti alla popolazione civile, ma non è l’unica. La Mezzaluna rossa egiziana ha annunciato che porterà un milione di pasti.
Per Raouf sono lontani i giorni in cui insieme alla sua famiglia si ritrovavano tutti a tavola nella loro casa di Gaza City. Casa che ora è stata completamente distrutta dalla guerra. «Gioia? Non ce n’è nessuna», dice. «Diciamo solo “grazie a Dio”».
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