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Milano-Cortina, Deromedis e Tomasoni: "Stranamente intelligenti..."

"Siamo stati stranamente molto intelligenti". "Già di solito finiamo nelle reti". Simone Deromedis e Federico Tomasoni festeggiano a Casa Italia a Livigno la loro doppietta nello ski cross maschile in un'atmosfera rilassata e gioviale. I due amici scherzano tra loro mentre guardano le due medaglie al collo. "Di solito, quando siamo insieme qualche errore lo facciamo. Oggi ci siamo protetti le spalle a vicenda, fino alla fine", evidenzia Deromedis, il primo oro azzurro di Livigno. "Ci siamo anche parlati. Ci dicevamo 'Attento, sto arrivando'", rivela Tomasoni.

La prima doppietta alle Olimpiadi non si scorda mai: Simone Deromedis oro - ribattezzato ad arte, Doromedis -, Federico Tomasoni argento. Lo ski cross azzurro è entrato nel mito. Le medaglie numero 28 e 29 della spedizione azzurra, le prime in assoluto in questa disciplina, il primo oro individuale maschile 16 anni dopo Giuliano Razzoli in slalom.

E la trentesima medaglia per l'Italia è arrivata qualche ora dopo con Giovannini nel pattinaggio di velocità. Vengono così sbriciolati una marea di record: l'Italia non era mai andata in doppia cifra di ori, non aveva mai conquistato metallo in ben undici discipline e nemmeno ai tempi di Tomba e Compagnoni aveva catturato 19 medaglie sulla neve.

La spada e il fioretto dei nostri moschettieri. La spada la sfodera Deromedis, gigante da un quintale che gira in pantaloncini sotto la neve: domina indisturbato dagli ottavi alla finale con la potenza di Portos e l'abilità alla guida del suo idolo Senna. Il fioretto lo sguaina Tomasoni, novello D'Artagnan: batte di puro corto muso il quarantenne Fiva e con una dolcezza struggente, con gli occhi gonfi di lacrime trattenute, fa piangere tutti, con la dedica a Matilde Lorenzi, amore per sempre. È un autentico capolavoro.

Il capo-delegazione Mornati fa appello alle tv: "Sta a loro. Nelle comunità locali queste discipline attecchiscono molto. Le coperture olimpiche hanno il pregio di far vedere che ci sarebbe passione anche per questi sport". Il dt Bartolomeo Pala si toglie qualche sassolino in proposito: "Siamo arrivati un po' tardi con lo ski cross. Vent'anni fa c'era persino un circuito nazionale che oggi non c'è più. Qualcosa si è interrotto, non è stato sviluppato. Paradossalmente c'era più movimento allora rispetto ad oggi. A San Pellegrino hanno investito su di noi e ci hanno fatto crescere. Oggi solo il comitato Trentino investe davvero sullo ski cross". Non è però il momento di fare polemica. È il momento di festeggiare. Il primo oro a Livigno: uno dei cluster più attesi per gli assi in gara, quello che si è fatto aspettare di più, quello che ha fatto penare fino all'ultima gara. Ma l'attesa ripaga.

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