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Hong Kong, 20 anni di carcere per il magnate pro-democrazia Jimmy Lai: "Come una condanna a morte"

Un tribunale di Hong Kong ha condannato l'ex magnate dei media pro-democrazia Jimmy Lai a 20 anni di carcere per collusione con potenze straniere e pubblicazione sediziosa, nonostante le pressioni del Regno Unito, degli Stati Uniti e dei difensori dei diritti umani per il suo rilascio. L'imprenditore e fondatore dell'ormai defunto quotidiano pro-democrazia Apple Daily rischiava l'ergastolo. È stato dichiarato colpevole il 15 dicembre di tre capi d'imputazione, in un processo che, secondo i difensori dei diritti umani, ha segnato la fine della liberta' di stampa a lungo difesa dal territorio restituito dal Regno Unito alla Cina nel 1997. 

La famiglia del magnate ha dichiarato che la sua condanna è stata "draconiana" e "crudele". "Condannare mio padre a questa pena detentiva draconiana è devastante per la nostra famiglia e mette a rischio la sua vita", ha dichiarato il figlio di Lai, Sebastien, in una dichiarazione della famiglia. Sua figlia Claire l'ha definita "una condanna straziantemente crudele" dato il peggioramento della sua salute in carcere e, se eseguita, "morirà da martire dietro le sbarre". 

Le organizzazioni per i diritti umani hanno espresso il loro sgomento dopo la decisione del tribunale. Human Rights Watch l'ha definita una "condanna a morte" e Amnesty International l'ha descritta come un attacco alla libertà di espressione. "La pena detentiva inflitta a Jimmy Lai è un attacco a sangue freddo alla libertà di espressione che illustra perfettamente il sistematico smantellamento dei diritti che un tempo caratterizzavano Hong Kong", ha dichiarato Amnesty International in una nota. "La dura condanna a 20 anni di carcere inflitta al 78enne Jimmy Lai e', di fatto, una condanna a morte", ha dichiarato Human Rights Watch. Della stessa idea Ginsberg (Comitato per la protezione dei giornalisti).

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