VideoFattiRegeni, Lo Voi: "L'impianto accusatorio ha retto"
"Credo si possa dire che la parte sostanziale dell'impianto accusatorio abbia retto", ha commentato a seguito della condanna di tre agenti dei servizi segreti egiziani per l'uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni, il procuratore di Roma Lo Voi, che ha definito la condotta delle autorità egiziane "una cooperazione non proprio proficua".
I giudici della Corte d’Assise di Roma hanno condannato tre 007 egiziani – i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif (solo per quest’ultimo la procura aveva chiesto l’ergastolo e solo per lui l’accusa era di omicidio) – a dieci anni per il sequestro e non anche per l’omicidio del ricercatore italiano 28enne, il cui corpo, con evidenti segni di violenze e torture, veniva trovato senza vita il 3 febbraio 2016 lungo la strada per Alessandria d’Egitto.
Da allora sono passati 3.890 giorni: dieci anni in cui non si è mai smesso di chiedere «verità e giustizia». La Corte ha invece assolto il quarto imputato, il generale Tariq Sabir. Previste per gli altri imputati anche delle pene accessorie come l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e poi i risarcimenti nei confronti dei genitori di Giulio (400mila euro totali), della sorella (100mila euro) e del governo italiano (150mila euro).
«È stato un faticosissimo percorso a ostacoli. In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati a una sentenza. Del resto tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire il processo lo ha fatto», ha detto l'avvocata della famiglia del ricercatore, Alessandra Ballerini.
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