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Caro affitti, la protesta delle tende arriva a Montecitorio

C'è chi ha dovuto lasciare casa perché il proprietario ha deciso di destinarla ai turisti. E chi, dopo aver cambiato cinque stanze, si ritrova a pagare affitti sempre più alti, senza riuscire a trovare una sistemazione stabile. Sono le storie degli studenti che protestano con le tende davanti a Montecitorio, portando nel cuore della politica italiana l'emergenza abitativa che colpisce soprattutto le nuove generazioni.

La mobilitazione punta i riflettori su un mercato degli affitti sempre più difficile da sostenere, in particolare nelle grandi città universitarie, dove la crescita dei canoni e la diffusione delle locazioni turistiche riducono le possibilità di trovare alloggi a prezzi accessibili. Per molti studenti, conquistare l'autonomia significa fare i conti con stanze sempre più costose, traslochi continui e contratti precari.

Per altri, vuol dire rinunciare a vivere vicino all'università o chiedere un sostegno economico alle famiglie. Le tende davanti a Montecitorio diventano così il simbolo di una protesta che chiede risposte concrete sul diritto alla casa. Non soltanto un problema di studenti fuori sede, ma una questione sociale che riguarda chi prova a costruirsi un futuro lontano dalla propria famiglia cercando di godere del diritto allo studio senza essere schiacciato dal costo dell'affitto.

Siamo tornati in tenda perché abbiamo visto solo peggioramenti», dice Sabrina Brizzola, eletta a settembre coordinatrice nazionale dell'Unione degli Universitari, riferendosi ai fondi del Pnrr: 1,2 miliardi sprecati, secondo l'Udu, «per camere che possono costare fino a mille euro al mese. La ministra Bernini si vanta di 60mila posti letto, ma a oggi ne sono stati realizzati 33mila, solo il 3,8 per cento sono pubblici. Questa non è edilizia universitaria: è speculazione sulle spalle dei più deboli».

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