VideoItaliaEx Ilva, sindaco di Taranto: "Le angosce dei lavoratori vanno ascoltate"
Non si ferma la protesta dei lavoratori dell'ex Ilva. Dopo lo sciopero nazionale di lunedì 12 ottobre, la mobilitazione è proseguita nella notte a Taranto, con presidi e blocchi delle statali 100 e 106 nei pressi dello stabilimento siderurgico. I sindacati chiedono al governo garanzie occupazionali e un piano industriale per la decarbonizzazione, respingendo l'ipotesi che la cassa integrazione diventi l'unica risposta alla crisi.
Fim, Fiom e Uilm hanno rivendicato la forte partecipazione alle manifestazioni da Taranto a Genova e chiesto una convocazione urgente a Palazzo Chigi. La protesta che inizialmente doveva essere di 24 ore, su decisione dell'assemblea dei lavoratori e delle sigle è divenuta a oltranza, è quindi andata avanti tutta la notte. E prosegue anche nella mattinata del 13 ottobre, sino a quando dal Governo non arriverà la nuova convocazione del tavolo sull'ex Ilva chiesta da ieri, fanno sapere i manifestanti.
L'attenzione è ora rivolta al Consiglio dei ministri di oggi, 13 ottobre, nel quale è atteso un decreto con misure di tutela per i lavoratori. Resta aperto il nodo del futuro produttivo degli stabilimenti, mentre si avvicina il pronunciamento della Cassazione, previsto per il 20 ottobre, sulla chiusura dell'area a caldo di Taranto. Nel frattempo, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha anticipato a giovedì 15 ottobre l'incontro con le parti sociali.
Per trascorrere la notte e tenere in piedi i presidii di protesta sulle strade, lavoratori e sindacalisti si sono organizzati in turni per assicurare la continuità della mobilitazione, anche se il Consiglio dei ministri di stasera varerà un nuovo decreto sull'ex Ilva.
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